Riga n. 20
Milan Kundera
Kvetoslav Chvatìk
Un duplice malinteso

[...]
Lo scherzo è stato pubblicato a Praga e in Occidente alla fine degli anni '60, in un'epoca di accese discussioni legate ai fatti della Primavera di Praga e al crollo dei suoi ideali ad opera dei carri armati russi.
Questo romanzo, perciò, è stato letto essenzialmente (nella maggior parte dei casi in pessime traduzioni) in modo ideologico: come una critica dello stalinismo o un romanzo a tesi.
Lo stesso autore si è indignato più volte contro questa lettura semplificatrice, precisando che fin dal 1967 la critica ceca ( M. Pohorsky, V. Cerny, J. Opelík, Z. Komin e altri) aveva definito Lo scherzo un romanzo sull'esistenza.
Kundera si è trovato in una situazione analoga a quella di Robert Musil, la cui opera romanzesca, L'uomo senza qualità, fu letta come un affresco storico sull'Impero austroungarico alla vigilia della Prima Guerra mondiale.
A chi gli chiedeva se il romanzo poteva essere letto come una descrizione della monarchia al suo tramonto, Musil rispose: "Certo. Se mi è però consentita la riserva di non aver scritto un romanzo storico. La spiegazione reale dell'accadere reale non m'interessa. Possiedo una cattiva memoria. Senza contare che i fatti sono sempre intercambiabili. A me interessa ciò che è spiritualmente tipico, vorrei addirittura dire: la dimensione spettrale dell'accadere". E nel Curriculum Vitae del 1938, aggiungeva: "Con il pretesto di descrivere l'ultimo anno dell'Impero austriaco, esso [il romanzo] affronta le questioni del senso dell'esistenza dell'uomo moderno e dà a esse risposta in modo del tutto nuovo, leggero e ironico e insieme filosoficamente profondo".
Kundera, in termini del tutto simili, ha ripetuto "a sazietà" che "la situazione storica non è il vero oggetto del romanzo: la sua importanza risiede nel fatto che essa illumina i temi esistenziali che m'interessano di una luce inattesa e spietata; la vendetta, l'oblio, la serietà e la non-serietà, il rapporto tra la storia e l'uomo, la sua alienazione, la separazione tra la sfera della sessualità e quella dell'amore..." (Dialogo con A. J. Liehm, 1967).
La ricezione dell'opera romanzesca di Kundera durante gli anni '80 ha pro-dotto un ulteriore malinteso, che considero tanto increscioso quanto la riduzione ideologica dei suoi primi romanzi, visti essenzialmente come una critica dello stalinismo. L'accento che egli ha sempre posto sui temi filosofico-esistenziali - temi che, a partire dai titoli e dalla presenza di numerosi passaggi saggistici, assunsero un grande rilievo nei romanzi posteriori agli anni '60 - ha fatto sì che si attribuisse a queste opere più recenti l'etichetta di romans philosophiques o romanzi-saggi. Ancora una volta, il parallelo con la ricezione dell'opera di Musil o Broch è lampante. Io stesso, a proposito di questa parente-la, ho spesso utilizzato formule analoghe in articoli e recensioni sull'opera di Kundera. Da qui ad interpretare tutta l'opera del romanziere come quella di un pensatore esistenzialista che si accontenta di ricoprire la propria concezione teorica del mondo di una patina letteraria, il passo è breve. Tutto ciò, tuttavia, non corrisponde né all'essenza dell'opera né alla personalità letteraria di Kundera. Egli, infatti, non si richiama a una filosofia né si fa paladino di alcuna teoria: dai suoi romanzi non possiamo dedurre nessun pensiero filosofico chiaramente definito. La sua personalità letteraria è invece ben sintetizzata dalla seguente formula musiliana: "La poesia rivela per definizione quello che non sappiamo; la poesia non tollera una concezione ben definita del mondo". Nei romanzi di Kundera non c'è un personaggio privilegiato che si faccia portavoce del pensiero filosofico dell'autore (come Roquentin nella Nausea di Sartre o Mersault nello Straniero di Camus). Al contrario: la struttura del romanzo è fondamentalmente polifonica, cioè il romanziere cerca la verità nella pluralità, nella coscienza di tutti i personaggi del romanzo. Su questo punto specifico Kundera è agli antipodi dell'esistenzialismo sartriano.


In Die Fallen der Welt. Der Romancier Milan Kundera, Carl Hanser Verlag, Miinchen-Wien, 1994.
Traduzione di Massimo Rizzante.
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