Riga n. 13
Primo Levi
Dario Voltolini
Baal-Darshan

voce

voce di narratore

la si riconosce non ci si può sbagliare anche chi l'ascolta per la prima volta subito capisce di che tipo di voce si tratti perché la voce del narratore è una voce del tutto particolare per fare un esempio si emoziona e si rilassa si tende e si raffredda si attutisce e suona risuonando per tutta la volta della sala e si produce in queste e in molte altre variazioni secondo una necessità che le appartiene e che non è quella con cui noi che non siamo narratori moduliamo la nostra voce forse questa caratteristica viene a quella voce dal fatto che la storia che racconta l'ha già raccontata e la racconterà ancora - per sempre fino a prova contraria - e in questa ripetizione dell'identico sta fisso un perno che stabilisce l'ambito delle variazioni e i gradi di libertà

anche ascoltando una musica che si capisce essere stata già eseguita e facilmente ancora eseguibile - la stessa - noi percepiamo qualcosa di simile a ciò che sottopelle ci percorre il corpo quando la voce che stiamo ascoltando è senza dubbio la voce del narratore

e anche una danza di cui riconosciamo le figure
e anche un volto che non vediamo da tempo
e il primo tuono del temporale è il tuono di tutti i temporali
e tutti i tuoni di quel temporale sono quel tuono
e la sensazione di abitare - che resta invariante al variare delle case per non dire dell'amore
della paura
e cose così
 
E dice: «Il treno varcò la Beresina alla fine del secondo giorno di viaggio, mentre il sole, rosso come un granato, calando obliquo fra i tronchi con incantata lentezza, vestiva di luce sanguinosa le acque, i boschi e la pianura epica, cosparsa tuttavia di rottami d'armi e di carriaggi»

mentre racconta piano piano diventa una voce dentro le orecchie di chi ascolta e da queste orecchie poi passa dentro la testa e la svuota per tutto il tempo del racconto liberandola da tutti gli altri racconti che sempre caoticamente le si agitano dentro e così facendo prende a poco a poco tutto il posto che le spetta e diventa la voce nella testa e poi finalmente diventa il nostro stesso pensiero e in questo modo la voce del narratore per tutta la durata del suo risuonare è il nostro pensiero ma attenzione

perché qui c'è la cosa sorprendente

ed è che tutti noi che la stiamo ascoltando stiamo pensando insieme il medesimo pensiero e procediamo nel pensare con la stessa velocità - cosa che non capita mai - e a ciascun bivio che ci si presenta nel procedere pensando tutti scegliamo la stessa alternativa e a ciascun dubbio che ci prende nel movimento del pensiero tutti diamo la stessa soluzione e tutti arriviamo non solo alle stesse conclusioni ma anche arriviamo lì contemporaneamente

se il narratore è bravo, altrimenti qualcuno si perde per strada

o se la storia è potente, altrimenti qualcuno scivola via

e nel caso di cui stiamo parlando la storia è potente quanto è bravo il narratore e questo è un caso che noi non possiamo vedere frequentemente poiché le storie e i narratori si inseguono a vicenda e così facendo si incontrano molto di rado perché ci vuole un intoppo o per le une o per gli altri o forse un'accelerazione - degli uni, delle altre - per fare in modo che si incontrino finalmente

quando capita questo allora succede una cosa singolare a cui non si è soliti pensare: la storia che incontra il suo narratore diventa davvero la storia che è - prima non c'era! - ma il narratore che incontra la storia resta il narratore che era - lo era già!
 
nel caso intorno a cui stiamo parlando la storia è talmente grande spaventosa talmente tanto abissale dura così impersonalmente grave infrangibile pietra fino al punto in cui l'enormità del nulla congiura con la volontà della distruzione che il narratore della cui voce parliamo qui adesso diventa un velo trasparente e quasi di lui non ci accorgiamo devastati dalla visione di quella storia che la voce racconta e dalla quale non possiamo distogliere lo sguardo - perché quella storia è dappertutto

E, per dire «distruzione», quella voce dice anche la parola (facciamoci caso: qui si capisce che è la voce di un narratore), dice anche la parola «controcreazione»

controcreazione

dice una parola come questa

ma noi non possiamo sottrarci al dovere di raccogliere la voce per la quale stiamo parlando qui adesso raccoglierla come con le mani a coppa e lasciarla ondeggiare lì un momento nella sua estrema trasparenza - d'accordo - eppure isolandola da tutto ciò che la sua trasparenza ci lascia vedere

non possiamo sottrarci al dovere di vedere
la lente e non solo l'immagine ingrandita
lo specchio e non solo l'immagine riflessa
il vetro e non solo il mondo che gli prosegue dietro

dunque la voce a cui stiamo parlando suona e risuona amplificata dalla volta e nei riverberi la percepiamo meglio come voce ne sentiamo il canto le linee e le arcate geometriche ne intuiamo come analizzandola i giochi degli armonici

E dopo aver detto: «Uscimmo all'aperto in disordine, e fu dapprima un incrociarsi affannoso di domande senza risposta: ma poi vedemmo il colonnello, in mezzo a un cerchio di italiani, fare sì col capo, e allora si capì che l'ora era venuta», dice:
«Accendemmo fuochi nel bosco, e nessuno dormì: passammo il resto della notte cantando e ballando, raccontandoci a vicenda le avventure passate, e ricordando i compagni perduti: poiché non è dato all'uomo di godere gioie incontaminate»

così la voce del narratore mentre ci sta parlando suona per noi le sue infinite corde alcune così piano che sentiamo venirci addosso una specie ancora non censita di silenzio

la voce sembra spesso non appartenere a un corpo sembra essere il suono di un prato - come è stato detto: un'arpa d'erba

sembra passare per caso nel corpo e nella gola e nella bocca di uomini e donne come se ciò non fosse necessario per esistere

ma invece lo è

E può dire: «Così per noi anche l'ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell'offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti» e dire: «In quel modo con cui si vede finire una speranza, così stamattina è stato inverno» e insieme dire:
«Nella lunga sera di vigilia, si udivano tenui e modulati i canti dei pastori: intonava uno, un secondo gli rispondeva da chilometri di distanza, poi un altro e un altro ancora, da tutti i punti dell'orizzonte, ed era come se la terra stessa cantasse»

le lamiere il fango ghiacciato il morbo la malattia la morte le ombre gli ordini le latrine il vento sul pianoro il filo spinato la Buna che si sgretola e si sfascia e crolla a pezzi i piedi nudi le piaghe il fumo il delirio la deriva

e invece la voce che si stende sull'Europa come un manto a qualche metro dal suolo e ondula per l'aria che le passa sotto per l'aria che le passa sopra un vasto telo sollevato ai lembi come la tovaglia o il lenzuolo poco prima di adagiarsi sul tavolo sul letto la voce racconta sopra ogni cosa e sotto ogni cielo e facendo attenzione si sente mescolato con il racconto il suono che fanno i lini del bucato stesi al vento

e la voce invece di cadere resta in volo non sappiamo davvero dire come, non lo sa nemmeno l'uomo di cui quella è la voce che racconta narrando di cose e fatti, non lo sa nessuno e però è nell'involucro di quella voce volante come un velo che l'orrore di alcune parole frasi locuzioni appare orrendo nella sua pienezza e nudità

parole come «sangue» con parole come «suolo»

e credo che in molti oggi vorremmo identificare il punto preciso di quel cortile dove il narratore con cui stiamo parlando scavò una piccola buca nella quale depose poi un mezzo pisello di potassio avvolto in una carta da filtro asciutta ricoprendo poi il tutto con la terra e compattando bene premendo bene perché il potassio è demonio

vorremmo identificarlo e scavare e riportare fuori il mezzo pisello di potassio
come fosse un focoso testimone che lui ci passa
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