Riga n. 6
Antonio Delfini
Marino Piazzolla
Tre domande a Antonio Delfini

[Allo scrittore Antonio Delfini, uno degli spiriti più liberi e originali della nostra odierna letteratura, abbiamo rivolto tre domande sui rapporti fra cultura e società e sul tema della “distensione”].


Perché in Italia esiste una frattura di carattere morale e civile tra la classe politica, velleitaria e provinciale, e gli uomini di cultura, che quasi sempre subiscono, rimanendo perciò isolati, lo spirito dittatoriale di quella pseudo-élite di politici che non opera mai in senso storico e sociale ma in conformità allo spirito di conservazione?

Questa frattura secondo me, nacque in Italia poco avanti la Prima guerra mondiale. La Massoneria, già corrotta e solamente intesa alle grandi carriere positive, nepotizzò tutte le branche del potere, e fuse tutto poi nel fascismo. Se andiamo a vedere nel pitigrì delle elites politiche (attualmente clericali o anticlericali parenti di clericali) vi troveremo sempre un papà o un uomo massone. Stiamo vivendo lo sfacelo della vita italiana. Gli uomini di cultura, isolati, sono spesso moralmente deboli e si danno da fare, talvolta ingenuamente e tal'altra interessatamente, per diventare simpatici agli uomini della élite politica. Vengono premiati con un po' di pane, con delle donnacciole smesse o con un viaggetto all'estero. Non si può sperare che gruppi di uomini, furbi, agguerriti, superstiziosi e spregiudicati sibariti, incompetenti di tutto, possano operare in senso storico e sociale. Mettiamo che siano una banda di cialtroni organizzati ma soltanto appena eruditi e informati. Con quale spirito dovrebbe operare se non in conformità alla conservazione della cialtroneria stessa? Magari avessero operato in conformità allo spirito di conservazione! Oggi l'Italia sarebbe a un livello morale, sociale e progressista superiore alla stessa Inghilterra!


In quale misura la distensione politica internazionale agevolerà lo spirito critico degli scrittori sia cattolici che socialisti, chiamati oggi ad assumersi, senza timore di sorta, la responsabilità di rinnovare il clima morale ed estetico di tutta la società italiana, rimasta bloccata dalla guerra fredda e dal conformismo?

A parte il fatto che il clima morale ed estetico della società italiana è bloccato dalla Controriforma, e non è mai stato sbloccato (appena smosso dai filosofi napoletani, da Napoleone, dal Risorgimento fino al 1959, da Benedetto Croce, da Marinetti ecc.), presumo che lo spirito critico degli attuali scrittori, sia cattolici che socialisti, sarà ben poco agevolato dalla Distensione politica internazionale. Lo spirito critico degli scrittori vive agevolato dai molti timori. Se non hanno saputo o voluto assumersi delle responsabilità quando era il caso di saperle e volerle assumere, che potranno fare senza timori di sorta? Che potranno rinnovare?
La Distensione mi lascia però intravedere una speranza per l'Italia. Io credo (ma forse sogno) che ci sia in Italia un gruppo di scrittori (socialisti o cattolici poco importa) che non ha mai potuto parlare perché soverchiati dal bizantinismo, dal carrierismo, dall’intrigo, dal sotto-giornalismo, dal cupido servile spionaggio.
Se questo tipo di scrittore, al quale da quarant’anni in Italia si tien chiusa la bocca attraverso lo Stato, i sindacati intellettuali, i gruppi politici formalizzati e ideologici attraverso gli archivi, le questure, i salotti ecc. ecc.; se questo tipo di scrittore allora esiste, è lecito sperare che lo spirito critico italiano risorga e costruisca qualcosa per il bene del popolo.


Che rapporto puoi stabilire tra la rivoluzione scientifica che sta preparando in perfetto modo le conquiste spaziali e lo spirito di rivolta (così scarsamente sentito in Italia per ragioni clericali) che dovrà iniziare, nella società italiana e internazionale, un autonomo processo di liberazione?

Caro Piazzolla, questa è una domanda terribile per me. Fino al lancio del pr. Sputnik io pregavo (letteralmente e realmente) perché l'umanità non riuscisse a uscire dalla terra. Adoravo tutti gli incanti della vita umana del passato e volevo riviverli e desiderare che dopo di me si rivivessero. Ritenevo che non avrei potuto sopravvivere a un simile affronto alla vita umana. Però non sono morto, e sono passati due anni lancio del primo Sputnik. In effetti, il mio terrore e orrore che l’uomo uscisse ¬terra era dato dal fatto che io vivevo nel mondo occidentale dello squallido, ignobile neocapitalismo pseudo-parasocialista, gesuitico e ateo di questo dopoguerra. Mentre gli strozzini, il fisco, i parroco, gli imprenditori organizzati facevano soffrire mamma, mi portavano via i miei quattro poderi, sradicando le querce antiche intorno alla casa della mamma, i borghesi pseudo-tutto della mia città mi sabotavano persino nel matrimonio e creavano intorno a me immaginari dossiers di luride questure e agenzie di informazione, e mi facevano comunista mentre io pregavo Cristo e mi facevano reazionario mentre mi battevo nell'Unità Popolare contro la legge infame della maggioritaria. Vivevo nel terrore, nello sgomento, nello sdegno, che banchieri e imprenditori privati arrivassero per primi nella luna.
Grazie a Dio (e qui bisogna 'proprio ringraziare Dio!) gli imprenditori privati sono rimasti a terra. Pensare che nel nostro ignobile ambiente occidentale c'era persino chi era specializzato in diritto di proprietà spaziale...
Caro Piazzolla, quello che ci sarà in Italia, sia pure fra molti anni se non subito, sarà una rivolta classica, antica e assoluta. Quella rivolta che da Roma in qua non si ebbe mai. Sarà l'ultima disperata rivoluzione nella storia umana del mondo antico.


In «Italia domani», 29 novembre 1959.
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