Riga n. 12
Pablo Picasso
Maurizio Vitta
Picasso e il Novecento
Arca - n. 113

È il n. 12 di “Riga”, la rivista monografica che affronta in ogni suo fascicolo un tema della cultura contemporanea. Questo numero, interamente dedicato a Picasso, pone, al di là degli approfondimenti consentiti dai vari interventi, un problema: Picasso è stato davvero “la pittura” del XX secolo? Davvero la cultura del Novecento (termine esclusivamente italiana che va ben oltre la semplice determinazione temporale) si è identificata emblematicamente in questo artista? A sfogliare le nutrite pagine del fascicolo (con interessantissimi scritti dello stesso artista, memorie di vari personaggi e testi di autori che vanno da Bataille, a Char, da Artaud a Leiris, da Ponge a Praz, da Didi-Huberman a Fossati e allo stesso Grazioli) si dovrebbe piuttosto rispondere che Picasso non ha rappresentato il XX secolo, ma è egli stesso il XX secolo. È lui il vero Novecento: nella sua pittura e ne modo in cui questa pittura è considerata c’è la quintessenza del novecentismo. Lo ha detto bene Octavio Paz in queste stesse pagine: “La vita e l’opera di Picasso si confondono con la storia dell’arte del XX secolo. È impossibile comprendere la pittura moderna senza Picasso, ma, al tempo stesso, è impossibile comprendere Picassso a prescindere da essa”. Picasso è stato infatti  innovatore della cultura occidentale non meno che suo fedele interprete; e questa cultura ne ha delineato la fisionomia rispecchiandosivi. Scorrendo gli scritti che “Riga” ci offre, con le loro diverse datazioni e i differenti parametri di giudizio, non si può fare a meno di notare la sottile reciprocità che lega i modelli di valutazione a quelli dell’oggetto valutato: nelle “Conversazioni” riportate da Daniel-Henry Kahnweiler a parlare non sembrano tanto Picasso e il suo interlocutore quanto l’intera società artistica e letteraria degli anni fra i Trenta e i Cinquanta; l’identificazione di arte e vita che emerge dagli scritti di Desnos e di Leiris fu uno dei luoghi comuni della saggistica di quel tempo: perfino le riserve di John Berger appartengono ad essa di diritto. Non è un caso che gli scritti degli ultimi anni, per esempio quelli di Fossati, Turzio, Collier, Krauss, Grazioli, prendano in certo modo le distanze dal fenomeno: l’approccio è analitico, distaccato; vi si sente che Picasso e il Novecento sono materia da storicizzare, non da vivere. Ciò fa di questo “Riga 12” un singolare documento, disomogeneo - o eterogeneo - quanto basta per comprendere la natura del problema affrontato e la nostra posizione nei suoi confronti.
Fare i conti con Picasso, come si vede, significa fare i conti con il nostro passato prossimo.
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